Libercomunismo a “Il cavallo e la torre”

Rai Tre, 5 maggio 2026

 

Damilano: “..Io ho detto la parola ‘shock’ perché oggi l’ha usata, per l’ennesima volta, anche il Fondo Monetario Internazionale. Però lei contesta questa espressione: dallo shock dell’Ucraina, allo shock del Golfo.. perché la contesta?”

Brancaccio: “Perché alla consueta parola ‘shock’ dovremmo sostituire la parola ‘tendenze’. Cioè non dovremmo guardare questi come singoli episodi inattesi, come singoli avvenimenti imprevedibili, ma dovremmo piuttosto inquadrarli come frutti di tendenze storiche. Per esempio, della tendenza all’aumento delle vittime di guerra. Dall’inizio del secolo, le vittime di guerra nel mondo sono pressoché triplicate. Comprendiamo, quindi, che non siamo dinanzi a uno ‘shock’ della guerra ma a una ‘tendenza’ verso la guerra. Un fenomeno più minacciosa. E più problematico..”.

Damilano: “Nel suo libro lei propone una sorta di alleanza tra queste due forze, libertà e comunismo, che nel corso del Novecento sono state divise..”

Brancaccio: “Sì, questa alleanza è oggi possibile anche perché i liberali sono caduti in una palese contraddizione. Hanno infatti difeso i processi di centralizzazione del capitale in sempre meno mani ma ora questi processi stanno minacciando la democrazia, la libertà, e gli assetti stessi delle odierne democrazie liberali. Questa contraddizione dei liberali si potrà risolvere solo rinnovando forme di pianificazione collettiva in condizioni di libertà individuale..”

Link alla trasmissione su Raiplay

“Libercomunismo” al Senato

Senato della Repubblica, martedì 28 aprile 2026

Tremonti: “Il libro di Brancaccio è un ottimo libro”.

Brancaccio: “Il consenso del professor Tremonti è andato al di là delle più rosee aspettative. Penso sia interessante, però, se con Tremonti ci soffermiamo soprattutto sui punti di dissenso tra noi. Per esempio, quando Tremonti dichiara che c’è un problema di eccessiva immigrazione e poi aggiunge che c’è anche un problema di crisi del welfare causata dalla crisi demografica, io qui ravviso una contraddizione logica, visto che sotto questo aspetto l’immigrazione sarebbe una soluzione piuttosto che un problema. Inoltre, per evitare di cadere nella retorica mainstream, di cui lo stesso Tremonti è stato un critico, aggiungerei che la crisi del welfare non dipende solo dalle ‘culle vuote’ ma anche e soprattutto dalla bassa produttività del lavoro e dal fatto che il bilancio statale, come cercavo di spiegare prima, è stato utilizzato sempre meno per il welfare e sempre più per sussidi pubblici al capitale privato, cioè a soggetti che del welfare evidentemente non hanno bisogno”.

Dibattito in Senato con Giulio Tremonti, Emiliano Brancaccio, Nicola Fratoianni, Tino Magni e Sara Menafra sul tema: “Governare la tendenza. Una discussione intorno al volume Libercomunismo”.

 

 

 

 

 

Video su Radio Radicale 

Commento di Matteo Pucciarelli su Repubblica

“Libercomunismo” su laletteraturaenoi.it

laletteraturaenoi.it, 22 aprile 2026

“Libercomunismo” riceve un plauso dal prof. Emanuele Zinato, critico letterario, italianista, curatore per Einaudi delle opere di Volponi. Recensione pubblicata su “laletteraturaenoi.it”, fondata dal compianto Romano Luperini.

“…lo stile di Brancaccio si caratterizza per una intrinseca letterarietà, evidente nelle citazioni da Dante e da Shakespeare. Questo intreccio tra scienza e utopia, tra figuralità e critica conoscitiva, che ricorda la struttura mirabile dello stile letterario di Marx, si fa tanto più saldo e arguto quanto più ciò che viene argomentato sembra temerario…”

link alla recensione

Chi vuole la pace prepari l’austerity

il manifesto, 16 aprile 2026

” [..] La retromarcia più imbarazzante riguarda l’idea del riarmo come fattore di deterrenza. In una piccola nota a piè di pagina, il rapporto contraddice sé stesso, ammettendo che la letteratura scientifica in tema smentisce l’idea che una maggiore spesa militare riduca la probabilità di conflitti futuri. Un piccolo sussulto di coscienza da parte degli estensori del rapporto, che sia pure con qualche eufemismo ammettono che il rischio è esattamente opposto. Spesso le armi vengono prodotte, guarda caso, per essere poi usate. E la spesa per armamenti può rivelarsi il preludio di guerre su più vasta scala [..]”

articolo completo sul manifesto