U.S. Competitiveness and External Debt: Some Overlooked Aspects of the Crisis in the ‘American Order’

The World Economy, 12 April 2026

Those who are unfamiliar with the empire’s material structure will never understand its crisis / chi non conosce la struttura materiale dell’impero non capirà mai la sua crisi

The World Economy, 12 April 2026

U.S. COMPETITIVENESS AND EXTERNAL DEBT: SOME OVERLOOKED ASPECTS OF THE CRISIS IN THE AMERICAN ‘ORDER’

by Emiliano Brancaccio and Fabiana De Cristofaro

ABSTRACT. In the prevailing analyses of the crisis of the so-called American-led world ‘order’, one topic has been quite neglected: the impact of price competitiveness on the U.S. current account and the related International Investment Position. Despite the relevance of valuation changes, we argue that current account dynamics remain relevant to U.S. International Investment Position, with the real exchange rate influencing both flows and stocks. Drawing upon and refining Milesi-Ferretti’s framework, we explicitly incorporate the real effective exchange rate into the analysis, in order to show that a decline in price competitiveness could be one of the factors underlying the deterioration of the U.S. external accounts. This link could be one of the neglected factors behind the protectionist turn of the United States and the related crisis of the American-led ‘order’.

INTRODUCTION. In a debate with one of the authors of this paper, former Governor of the Bank of Italy and ECB board member Ignazio Visco stated: ‘The US net position has indeed worsened, but this is due to an appreciation of the dollar and an increase in stock values. However, this seems to reflect the strength of the US economy at this time, not its weakness’. In the same discussion, Visco argued that the U.S. shift towards protectionism depends not so much on foreign debt problems as on a failure to redistribute the gains of globalization, which has penalized American industrial workers in particular (Brancaccio and Visco 2024). Visco supports his position by referring to Milesi-Ferretti, who states that the deterioration of the U.S. external debt contained in the Net International Investment Position depends essentially on ‘valuation changes’ […]

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Brancaccio: “L’alternativa a Meloni? Stop al riarmo e alle regalie a imprese inefficienti e abbiamo 70 miliardi per modernizzare il paese”

l’Unità, 10 aprile 2026

Fuori dai progetti neo-imperiali, meno regalie al capitale privato e più vincoli alle imprese su salari, salute e ambiente: si può liberare un enorme potenziale di sviluppo, a beneficio della collettività e non più dei soliti noti

Dopo la sconfitta referendaria, Giorgia Meloni e il suo governo si presentano in parlamento in affanno. Le opposizioni intravedono l’occasione di una svolta, ma quale può essere il programma, quali i concreti obiettivi di una possibile alternativa al governo delle destre? Ne discutiamo con Emiliano Brancaccio, docente di economia politica alla Federico II, autore di Libercomunismo, uscito con Feltrinelli, e di un editoriale sul manifesto che sta facendo discutere.

Professor Brancaccio, come giudica l’informativa della premier in parlamento?

Ricordo che fino a poco tempo fa Meloni sponsorizzava Trump per il Nobel per la pace e il vicepremier Salvini si dichiarava orgoglioso di stringere la mano a Netanyahu durante il massacro di Gaza. Se oggi gli Stati Uniti e Israele insistono con le loro azioni devastatrici, è anche a causa di queste forme di subalternità da parte dell’Italia e di altri paesi compiacenti. Al di là della questione giustizia, il referendum ha lanciato un messaggio contro questa disastrosa politica estera, che sta avendo pesanti ricadute anche sulla politica economica. Un’autocritica da parte di Meloni sarebbe stata opportuna. Non è arrivata.

In effetti, il nodo della politica economica si annuncia il più difficile di tutti. Meloni dice che ha fatto tutto il possibile contro il caro-bollette..

Gli interventi del governo sono regressivi, aiutano ricchi e poveri allo stesso modo e quindi in proporzione favoriscono i ricchi. Così non va bene.

Meloni però dice che le opposizioni non hanno un programma alternativo. In effetti già litigano sulla patrimoniale, Giuseppe Conte non la vuole..

Le opposizioni dovrebbero partire dalla realtà dei fatti […]

(Link all’intervista completa di U. de Giovannangeli su l’Unità)

La vittoria presenta il conto alle opposizioni

il manifesto, 27 marzo 2026

Il Sì dei quartieri ricchi voleva essere l’inizio di una nuova stagione, diciamo pure di «liberismo illiberale», in cui i padroni potessero avere mani più libere anche dinanzi alla legge e ai giudici. Ebbene, il progetto di questa «ztl padronale» è uscito severamente sconfitto dal referendum. Sarebbe un’occasione, ma per costruire una credibile alternativa politica la strada è impervia. Tra gli ostacoli: il populismo proprietario ancora vivo tra i pentastellati e il bellicismo imperiale tuttora infrattato tra i democratici.

LA VITTORIA PRESENTA IL CONTO ALLE OPPOSIZIONI

“È stato detto che bisogna avere caos dentro per generare una stella danzante. È un’immagine che descrive bene l’Italia di questi giorni. Il tentativo di Meloni e accoliti di assoggettare anche il potere giudiziario al governo è stato affossato dalla vittoria del no al referendum. Ma come si possa trarre dal magma di opposizioni alla riforma una precisa alternativa politica, resta ancora ostico da decifrare. Dal caleidoscopio di moventi che hanno decretato la vittoria del No, di sicuro emergono due dati cristallini […]”

link all’articolo completo sul manifesto

Se il conflitto fa scoppiare la bolla

il manifesto, 10 marzo 2026

“..la presidenza Trump farà di tutto per scongiurare un crollo di borsa. Dopo avere attaccato la corte suprema e il congresso, tornerà alla carica contro la banca centrale per esigere credito facile e abbondante, per tutti i «rialzisti» di buona volontà che vorranno continuare a gonfiare la bolla dei prezzi azionari.

Nella crisi dell’impero, il gioco di scommesse da finanziario dunque si estende, diventa politico e poi addirittura costituzionale: mettere sul piatto tutto, anche i tradizionali contro-poteri della democrazia liberale, pur di perpetuare l’equilibrismo dell’America sul filo della storia, tra consenso interno ed egemonia esterna..”

link all’articolo completo sul manifesto