Se il conflitto fa scoppiare la bolla

il manifesto, 10 marzo 2026

“..la presidenza Trump farà di tutto per scongiurare un crollo di borsa. Dopo avere attaccato la corte suprema e il congresso, tornerà alla carica contro la banca centrale per esigere credito facile e abbondante, per tutti i «rialzisti» di buona volontà che vorranno continuare a gonfiare la bolla dei prezzi azionari.

Nella crisi dell’impero, il gioco di scommesse da finanziario dunque si estende, diventa politico e poi addirittura costituzionale: mettere sul piatto tutto, anche i tradizionali contro-poteri della democrazia liberale, pur di perpetuare l’equilibrismo dell’America sul filo della storia, tra consenso interno ed egemonia esterna..”

link all’articolo completo sul manifesto

“L’attacco all’Iran è la nuova scommessa capitalista di Trump e soci”

l’Unità,  7 marzo 2026

“..I dati del Bureau of Economic Analysis ci dicono che, fino alla grande recessione mondiale, per i soli interventi militari all’estero calcolati fuori bilancio gli Stati Uniti riuscivano a spendere oltre l’uno percento del Pil. Oggi sono scesi allo zero virgola uno, cioè un crollo del novanta percento. Questo spiega, tra l’altro, la mutata natura delle aggressioni americane: un tempo erano vere e proprie invasioni, oggi si limitano a bombardamenti affiancati alle lusinghe delle spie verso i corrotti dei regimi avversi. E’ un altro modo di dominare, con molti più vincoli, per certi versi più disperato. Questo spiega anche la smania con cui Trump pretende sostegno dai vecchi vassalli europei..”

Link all’intervista completa su l’Unità

“LIBERCOMUNISMO” SU RAI CULTURA

Rai Cultura, 6 marzo 2026

“…Questo libretto chiarisce anche una interessante contraddizione in cui sono caduti i liberali. Che hanno per lungo tempo favorito i processi di concentrazione del potere economico determinati dalla centralizzazione dei capitali. Ora però scoprono che il capitale centralizzato punta a concentrare anche il potere politico attraverso riforme più o meno surrettiziamente autoritarie. E così, dopo aver distrutto le socialdemocrazie, punta a mettere in crisi anche l’assetto delle democrazie liberali. In sostanza, i liberali si sono un po’ scavati la fossa…”

link al video su Rai Cultura

“LIBERCOMUNISMO” A “QUANTE STORIE”

Quante Storie – Rai Tre, 5 marzo 2026

“..Contro i processi di concentrazione del potere economico e politico in sempre meno mani possiamo seguire due strade. La via liberale consiste nel proseguire con l’anti-trust, un’opzione ampiamente sperimentata che si è rivelata inefficace: i dati indicano che non ha bloccato la tendenza. L’altra via consiste nell’aggiornamento e nel rilancio di un tabù, che possiamo anche definire ‘comunista’, e che consiste nell’esproprio del grande capitale centralizzato..”.

Emiliano Brancaccio, Stefano Feltri e Giorgio Zanchini su guerra, tecno-oligarchie e pianificazione a “Quante storie” su Rai Tre, in occasione della presentazione del libro “Libercomunismo” (Feltrinelli 2026).

link alla trasmissione su raiplay

Se vince il Sì al referendum, scendono gli indici di democrazia

il manifesto, 3 marzo 2026

“…Si parla molto di premiare il merito, cioè i giudici più solerti. Ma gli indici di democrazia badano a un rischio che si cela dietro queste apologie meritocratiche. L’azione disciplinare che sarebbe attuata dall’Alta Corte – di fatto un giudice speciale di dubbia legittimità – potrebbe infatti ricadere non tanto sui giudici improduttivi quanto piuttosto sui magistrati che osino disturbare interessi consolidati, non semplicemente dei politici ma soprattutto dei loro committenti economici.

Quando il ministro Colbert chiese come potesse aiutare gli affari, il mercante Legendre rispose: laissez-nous faire, cioè «lasciate fare a noi» mercanti. In fondo, somiglia a quel che Giorgia Meloni dichiarò all’atto di insediamento del suo governo: «Non disturbare chi vuole fare», col diritto sempre subordinato agli indirizzi di governo. Un avvertimento per tutte le forze sociali d’opposizione, per il parlamento, per le autorità di controllo, ma anche per i giudici. Tra i vari modi in cui si sta interpretando la battaglia referendaria, questo è probabilmente il più tangibile e materiale di tutti…”

di Emiliano Brancaccio e Alberto Lucarelli

articolo completo sul manifesto